02
Giu
2018

Barile. La rievocazione della passione di Cristo.

reportage fotografico di Francesco Giase

Gli interpreti della rappresentazione della Passione di Gesù si dispongono, ordinati, sul pendio della Chiesa Madre di Barile.  

TRE CENTURIONI A CAVALLO; tre bambine vestite di bianco simboleggianti le tre Marie: Maria di Magdala, Maria di Cleofe, Maria di Salomè; i Dottori della Legge Ebraica  ANNA CON QUATTRO SACERDOTI DEL SINEDRIO; CRISTO CON LA COLONNA E I SOLDATI ROMANI; la ZINGARA; la MADRE DI GIOVANNI APOSTOLO; il  MALCO (Legato da funi con le quali si batte ed è l’uomo, che avendo schiaffeggiato Gesù, sarà condannato a non trovare pace in eterno. Infatti la rappresentazione lo mostra senza posto fisso); CAIFA CON I SACERDOTI DEL SINEDRIO; CRISTO CON LA CANNA – REX IUDEORUM – ECCE HOMO; la SAMARITANA; il MORO; la VERONICA; PILATO CON I PRETORIANI E I PICCOLI LIBERTI;  l’ANGIOLETTO CON CALICE; CRISTO CON LA CROCE E I SOLDATI ROMANI; il CIRENEO; MARIA ADDOLORATA.

Barile – un paese di origine greco-albanese della Basilicata che ancora conserva alcuni riti di origine ortodossa e le tradizioni etno-linguistiche arbëreshë – ogni anno rivive la sua grande giornata. Accanto alle drammatiche scene di dolore e di pianto, a fianco a personaggi che conservano fedelmente le descrizioni bibliche, convivono elementi originali, dove la realtà storica concede il passo alla fantasia popolare. Pare che il primo a creare la manifestazione sia stato un sacrestano della Chiesa Madre. Per arricchire la Via Crucis, si adoperò con pochi mezzi e rudimentali costumi a rappresentare le scene del dramma. Da allora Barile vive la sua grande giornata della Settimana Santa. La partecipazione popolare è vivissima sia nella fase preparatoria, perché gente di ogni età e di ogni ceto sociale offre il proprio contributo materiale (gioielli, oggetti della passione) che in quella conclusiva, quando la massa osserva silenziosa e mesta la grande scena che si svolge sotto il suo sguardo. Sono interessate circa 125 persone che percorrono per quattro ore le vie del paese. Il corteo si chiude con la presenza delle statue del Cristo Morto e dell’Addolorata, preceduti dal sacerdote che invita i fedeli alla preghiera e alla meditazione dei misteri. Si tratta soprattutto di una manifestazione che rinnova la fede e il grande mistero di Cristo. Nella rievocazione della passione di Cristo assume un significato particolare l’oro che copre i simboli e riveste i personaggi della sacra rappresentazione, raffigurazioni ieratiche e quasi inespressive proprie dell’arte bizantina,  si colgono le tracce del passato orientale, dei fulgori della chiesa ortodossa ancora vicini al popolo albanese. E l’oro “veste” la zingara, un chiaro richiamo alle origini albanesi dei paese. Zingara e Moro, altro personaggio, simbolo rappresentativo del male, sono fra i pochi personaggi che si muovono nel corso della processione, ostentando indifferenza e persino allegria nel generale clima di tragedia. 

Da Natale in poi la ragazza di Barile che interpreterà la zingara riunisce gli ori delle famiglie del paese. Con i dieci chili di splendidi ori antichi la zingara “costruisce” un corpetto ricchissimo, e adorna le dita e le braccia: malvagità e bellezza, empietà e ostentazione, sensualità e arroganza si identificano in una rappresentazione fisica, femminile, del male. 

Ai riti previsti dalla liturgia si accompagnano quelli che nel corso dei secoli la pietà del popolo cristiano ha adottato per rievocare i momenti più significativi della passione umana di Cristo, vero uomo e vero Dio. Per la sincerità di tali espressioni religiose la Chiesa cattolica approva e consente lo svolgimento di queste celebrazioni, in quanto contribuiscono a rinsaldare e tramandare la fede cristiana.

Nella “Tradizione” –  ripetizione di gesti che riportano il passato nel presente – una comunità stabilisce una continuità consolatrice e riempie il vuoto dell’esile senso della vita. Nel bisogno di affermare a se stessi e agli altri di esserci ancora al rito viene attribuito un senso del cui valore si fa carico tutta una comunità. Una mediazione comunitaria che ci aiuta a ricordare il senso di una appartenenza a una cultura.

 Per questo i riti Pasquali rappresentati in tutto il mondo cristiano hanno sempre affascinato studiosi ansiosi di comprendere il rapporto intrinseco tra ritualità popolare e liturgia: una semplice ripetizione teatrale o il desiderio di vibrare, in un esercizio catartico, per le emozioni che producono il ricordo delle ultime ore del “Maestro” dei cristiani?  

Nella forma socialmente codificata del rito una serie di gesti, azioni, rievocazioni, rispondono alla esigenza di elaborare culturalmente il lutto.

Anche le ricerche di De Martino erano volte a individuare l’utilità fondamentale, nell’economia della psiche e dell’esistenza umana, dei riti. Il fatto che ogni cultura ne sia ricca, così come lo scrupolo con cui essi vengono osservati, sono sintomi di un ruolo effettivo da essi svolto.

Il credo religioso, alla carica drammatica del lutto, offre una consolazione che riconduce la morte –  riferendola simbolicamente a quella tragica di Cristo sulla croce – a forme sopportabili, a forme che consentono di ritrovarsi uguali nel dolore e nella promessa di resurrezione. 



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