24
Feb
2017

, Matera la città dei Sassi

La storia dei Sassi di Matera é la storia di una terra. E’ la storia di un popolo. E’ un percorso. E’ un viaggio. Un insediamento antichissimo, le cui prime abitazioni rupestri risalgono all’età preistorica e la presenza dell’uomo é costante dal paleolitico ad oggi. A Matera la storia si vede ad occhio nudo. Il tempo si ferma. Il passato ritorna a parlare. L’antico si calpesta, la semplicità si incrocia ad ogni sguardo, la vita vera si scopre in ogni stradina, l’autenticità é in ogni incrocio, in ogni via. Una scenografia che incanta, rapisce, sorprende e stordisce. Case imbiancate a calce, sovrapposte in modo che i tetti servano da strade. I dislivelli, le scalinate, gli stretti passaggi e le stradelle tortuose formano un complesso inestricabile. Voci del passato che ancora oggi echeggiano nel paesaggio cristallino e silente che accompagna il visitatore.

“…Arrivai ad una strada che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio é Matera” racconta Carlo Levi condannato al confino in Lucania “… Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto color grigiastro, senza segno di coltivazioni né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo…un torrentaccio la Gravina, con poca acqua sporca ed impaludata tra i sassi del greto… La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassú;, una chiesa bianca: S.Maria de Idris che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante… La stradetta strettissima passava sui tetti delle case, se quelle cosí si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone… Le strade sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelli di sotto… Le porte erano aperte per il caldo, Io guardavo passando: e vedevo l’interno delle grottesche non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette”…

Negli anni quaranta del secolo scorso Matera fu definita “vergogna nazionale”, simbolo della piú abbietta arretratezza del Meridione.Nel 1993 i Sassi furono dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Quaranta anni sono bastati per ribaltare quel terribile epiteto, quella infamante definizione. Quarant’anni per riabilitare il modo di vedere le singolari abitazioni di tufo. Nel 1945 Carlo Levi con la pubblicazione del celeberrimo “Cristo si é fermato a Eboli” fece conoscere al Paese la drammatica situazione sociale in cui vivevano i materani. In tono crudo, realistico, Levi racconta gli ambienti, le condizioni terribili in cui vivevano insieme persone e animali, senza energia elettrica né acqua potabile.

“…Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie… Di bambini ce n’era un’infinitá;… nudi o coperti di stracci… Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma. Sapevo che ce n’era quaggiù, ma vederlo cosí; nel sudiciume e nella miseria é un’altra cosa… E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero… coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste… Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi… sembrava di essere in mezzo ad una cittá colpita dalla peste…”

Solo a seguito di questa denuncia, le coscienze delle autoritá, degli uomini di cultura e dei politici si risvegliarono. Si giunse allora, con la legge speciale 619 del 1952, allo sgombro e al trasferimento degli abitanti in edifici di nuova costruzione prima e al recupero del patrimonio architettonico poi. Per il popolo materano fu finalmente il riscatto e la rinascita. Per i Sassi, svuotati, si aprí un periodo di sostanziale abbandono con i tentativi, spesso vani, di adottare alcuni piani di recupero sperimentali rimasti peró inattuati. É del 1986 l’ultima legge speciale “Conservazione e recupero dei rioni Sassi di Matera” e del 1988 l’approvazione del primo programma biennale di interventi nei due antichi rioni materani. Lentamente peró l’orgoglio di piú generazioni risorge, il vicinato riprende vigore, la voglia e l’interesse per quella bellezza e quell’unicità fomentano i materani che ripopolano gli antichi Sassi, ne ridanno pian piano vita, odore, colore, calore. Si riammodernano i locali, si ripuliscono le grotte dall’umiditá e dalla muffa, si aprono ristoranti, attivitá commerciali e botteghe artigiane. I materani si prendono idealmente per mano e trascinano Matera alla candidatura prima e all’elezione poi di Capitale Europea della Cultura per il 2019.



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