24
Feb
2017

La musica di Graziano Accinni

Alla Basilicata non è mancata una storia musicale: è mancata un’identità musicale. Una regione che, nel cuore del sud dell’Italia, ha svolto per secoli il ruolo di crocevia delle civiltà mediterranee, contaminandosi con le culture greche e saracene, romane e borboniche. Forse per questo non è mai riuscita a tirar fuori una sua identità riconoscibile, un marchio che ancora oggi i lucani stentano ad esportare.

Del resto, almeno dal punto di vista della tradizione musicale, la Basilicata è sempre rimasta schiacciata tra due giganti: la cultura musicale campano-napoletana e quella pugliese.

Eppure la storia lucana racconta, ad esempio, di una tradizione dell’arpa esportata in tutto il mondo. Costruttori e musicisti lucani hanno rappresentato uno dei canali privilegiati di questa cultura ed oggi è in atto una rivalutazione tanto letteraria quanto di ricerca musicale all’interno di tale filone.

Dunque una storia umana e culturale c’è, come c’è una tradizione musicale lucana. Gli Ethnos, braccio artistico dell’Associazione Culturale Multietnica Europea, nata nel 2003 con lo scopo di riscoprire la tradizione lucana, ricercare le antiche melodie e riproporle con arrangiamenti moderni, sono da anni impegnati in un progetto che punta ad offrire un importante contributo alla definizione di una vera e propria identità musicale tutta lucana.
E proprio per il significativo contesto nel quale si è inserito il lavoro di ricerca, l’azione si è fatta sempre più articolata quanto entusiasmante. Tra riti e miti, nenie e canti religiosi, tarantelle e ballate popolari, si è dato corpo ad una base di contenuti, da una parte dei quali oggi sono scaturiti già i primi tre album: concretizzazione reale dei primi risultati di un percorso silenzioso che dura ormai da decenni.

L’idea di fondo che rende accattivante il progetto è frutto di una profonda riflessione che sta alla base del loro lavoro: una riflessione che nasce e si sviluppa in un contesto e in un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni.

Innanzitutto tale progetto si inserisce in uno scenario culturale in forte movimento e caratterizzato da importanti trasformazioni, non solo dal punto di vista musicale. Uno sforzo che punta ad incidere sull’intero panorama culturale regionale, che oggi può porsi l’obiettivo di superare pian piano la visione triste della propria cultura per affidarsi ad un’ottica, ad un punto di vista nuovo che sappia far camminare la cultura di questa regione verso il futuro con lo sguardo rivolto in avanti. E’ un po’ questo, infatti, il limite lucano: il mondo cambia e con esso tutto si rinnova ma la cultura lucana, pur camminando in avanti, ha troppo mantenutolo sguardo all’indietro. Oggi cambiano i punti di riferimento le figure che a questa nuova identità culturale possono meglio adattarsi.

È in questa visione che va guardato il lavoro degli Ethnos, i quali stanno appunto coniugando passato e futuro nello stesso momento artistico. E per guardare al futuro gli Ethnos non rinnegano quella tradizione ma la rivalorizzano, la risignificano con codici moderni.

Su questa scia culturale, l’identità della musica lucana sta venendo fuori oggi quando, molto probabilmente, si sono create le condizioni, con un passato abbastanza importante da poterlo raccontare, ed un futuro da anticipare prima che quel passato possa essere dimenticato a causa della scomparsa degli ultimi testimoni. Il progetto Ethnos arriva in tempo, con la ricerca e il recupero, e tenta di unire i vecchi e i giovani in un unico linguaggio.

E’ un progetto che vuole cucire addosso ad un corpo forte un vestito su misura, capace di rendersi riconoscibile.
Un’identità, appunto.

E ciò avviene nell’era della comunicazione e della tecnologia, con gli strumenti della tecnica musicale e dell’innovazione che sono propri del leader di questo progetto, Graziano Accinni, chitarrista di Mango dal 1981, e dal 1986 al 2004 presente in tutti i lavori del cantautore lagonegrese, attività alternata ad altre importanti collaborazioni con artisti del calibro di Mina, Lucio Dalla, Miguel Bosè, Mariella Nava, Rosario Di Bella, Mirò, Laura Valente, e Jan Anderson, leader dei Jethro Tull. Ed oggi Accinni ha coronato il suo sogno: fondere guitar sinth e tarantella. Scommessa ardua nel 2003, ora una splendida realtà che riempie e fa ballare piazze e teatri; fa ballare giovani e adulti.

Si giunge così all’idea di dare a questa ricerca la forza di un progetto da diffondere e da condividere tanto in orizzontale quanto in verticale. In orizzontale perché diventa multidisciplinare e può coinvolgere i vari ambiti della cultura, affiancando alla musica la letteratura, le nuove tecnologie, l’antropologia. In verticale perché mette definitivamente in relazione le generazioni. Partendo dal recupero valoriale e culturale affidato agli anziani per tramandarlo alle giovani generazioni.

Da questa idea viene fuori “Projethnos”: il recupero dell’etnia musicale lucana per proiettarla nel futuro, associando ricerca delle tradizioni e innovazione per giungere ad una forte identità della musica della Basilicata.



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