07
Mag
2018

, Graziano Accinni & Complesso Saloni da Barba e Matrimoni

 

Graziano Accinni & Complesso Saloni da Barba e Matrimoni è l’ultimo lavoro del chitarrista di Moliterno che, oltre ad aver collaborato per un quarto di secolo con l’artista lucano Mango diede vita ad un’operazione di ricerca e di divulgazione degli Antichi repertori della Lucania nel 2003 con il suo gruppo Gli Ethnos e attualmente impegnato con un’altra sua creatura che con l’apporto di musicisti del Vallo di Diano riprende in chiave più elettrica il filone della Musica Etnica dei territori lucani e di quelli di confine toccando Campania ,Calabria e Puglia con la band Tribù Lucane che ha all’attivo un’ album live d’esordio registrato tra il 2016/2017 in Val D’Agri.

Il Cd verrà distribuito in tutte le edicole della Basilicata in allegato al quotidiano ”La Nuova del Sud” a partire dal mese di Giugno con una promozione che durerà tutta l’estate.

Graziano Accinni, musicista e ricercatore di Moliterno (Pz) da anni impegnato nella salvaguardia del Patrimonio Musicale e Culturale Lucano, ha dal 2003 ad oggi conseguito importanti riconoscimenti sia in campo nazionale che internazionale con il suo gruppo “Gli ETHNOS” per il loro difficile compito di salvaguardare il Patrimonio immateriale dell’Umanità. La partecipazione nel 2010 all’Esposizione Universale “EXPO di SHANGHAI” in rappresentanza della Cultura Popolare Italiana e Lucana, vede la sua band proiettata su palcoscenici mondiali insieme a grandi artisti quali: Uto Ughi, Ennio Morricone ed altri. L’avvenimento rappresenta il giusto riconoscimento della grande arte musicale ma soprattutto all’immenso e continuo lavoro di ricerca che ha assicurato alle future generazioni, una significativa ed importante porzione di arte, storia e cultura che inesorabilmente rischiava di sparire.
Questo importante riconoscimento rappresenta un alto valore aggiunto capace di dare maggior stimolo per intensificare la ricerca sul campo, con la prerogativa principale di lotta contro il tempo per salvare, quanto più era possibile, una Cultura Musicale di grande impatto mondiale: il riferimento maggiore erano i cosiddetti Musicanti Girovaghi della Val d’Agri, con Viggiano e Marsicovetere come paesi di punta di questo grande fenomeno.

“La mia ricerca si è spinta fino a Sant’Arcangelo punta estrema della Val d’Agri, dove un tempo non molto lontano abbondava di laboratori di liuteria e di chitarristi musicanti ad orecchio che, in alcuni casi, facevano di quest’arte un vero e proprio lavoro. Ho avuto modo di constatare le particolari similitudini con i vecchi Musicanti di Arpa Popolare di Viggiano, i cui repertori erano molto variegati con brani che andavano dalla Tradizione Napoletana e Arie d’Opera fino ad arrivare ai Brani Popolari Lucani e di altre Regioni d’Italia. Gli arpisti, i violinisti, mandolinisti e chitarristi avevano repertori completamente diversi dagli zampognari e dalle melodie di tutta la Cultura Pastorale della Valle dell’Agri.
Mi sono voluto soffermare sugli strumenti a corda perché, di tutti i repertori, è quello di cui si hanno più tracce e brani registrati; già nel mio piccolo archivio ne posso contare più di 50 e con la recente ricerca sono diventati più del doppio: brani suonati con l’Arpa Viggianese (Luigi Milano e Rocco Rossetti), mandolino (Arturo Infantino, Orlando Montano, Vittorio Santalucia), violino (Pierino Montano), chitarra da barbiere (Antonio Serra, Alfredo Serra, Peppino Dora, Pietro Briamonte, Giovanni La Grotta, Michele Dora, Marcello Garofalo) che sono originari dei paesi di: Sant’Arcangelo, Moliterno, Guardia Perticara, Corleto Perticara, Spinoso, Montemurro, Viggiano.
La particolarità di questi repertori è che hanno fatto gioire e ballare intere generazioni dai primi del ‘900 fino agli anni ‘70, quando, a cavallo tra gli anni 80-90 e 2000, hanno conosciuto un periodo di completo oblio, dovuto all’avvento della moderna musica Inglese e Americana che ha reso il fenomeno invisibile agli occhi di tutti. Alcuni musicanti sono passati dall’arpa alla fisarmonica perché era l’unico strumento ancora richiesto nei saloni da matrimonio, soppiantando strumenti come il mandolino, la chitarra e, appunto, l’arpa: anche maestri come il chitarrista-mandolinista Peppino Dora (Sant’Arcangelo) negli ultimi anni si esibiva con una fisarmonica elettronica nei matrimoni di paese.
Il rischio che tale patrimonio scomparisse definitivamente è stato scongiurato, soprattutto grazie al lavoro di uno studioso come il Prof. Giuseppe Michele Gala che nei primi anni ‘80, quando questi musicanti erano ancora tutti vivi, ha avuto l’intuizione, il merito e la grande passione di registrarli e di editarli poi, in un Cd intitolato ”L’Arpa di Viggiano” edito dalla Collana Etnica “La Taranta” di Firenze.
Nel periodo dei primi anni del ‘900 emerge che la maggior parte degli artigiani di paese coltivava lo studio di uno strumento musicale, tant’è vero che possiamo trovare barbieri, calzolai, muratori, falegnami, imbianchini, commercianti, orafi che suonavano per passatempo e per passione strumenti quasi tutti a corda quali: chitarra, mandolino, violino, arpa popolare e classica, flauto, fisarmonica, organetto, etc., etc. Tanti di questi cosiddetti Musicanti emigrarono per le Americhe e l’Australia in cerca di lavoro e di una vita migliore, tanti continuarono a suonare e a portare in giro per il mondo la nostra Cultura.”

Gli intrecci con altre Culture Musicali sono variegati e lo si può notare spesso nelle tante variazioni che ci sono in alcuni brani dove, nelle strutture musicali, si incontrano passaggi melodici non prettamente italiani o del Sud Italia come la “Polka Indiana”, “Polka Basilisca” o “Araba” come viene denominata dai mandolinisti napoletani e in altri passaggi c’è una grande componente classica, come le mazurche ed i valzer suonati con mandolino, violino e chitarra.
La parte da leone all’inizio del Novecento la recitano i Saloni da Barbiere e i Saloni da Matrimoni, in questi luoghi, soprattutto dal barbiere insieme al ritmo metallico delle forbici si udiva spesso il suono di un mandolino o di una chitarra, spesso era proprio quel luogo il punto d’incontro tra diversi musicanti e nei ritagli di tempo, tra una barba e una pausa, era lo stesso barbiere ad intonare con la propria chitarra antiche melodie di rara bellezza piene di romanticismo.

Ricordo ancora, quando agli inizi della mia passione per la chitarra mi imbattevo davanti al Salone di Marcello Garofalo a Moliterno nel lontano 1970 e ogni volta mi stupivo davanti a quest’uomo ricurvo sulla sua chitarra intento a suonare antiche Tarantelle; le sue mani, nel mio ricordo, erano incredibilmente veloci e sicure sulla tastiera e riuscivano ad intonare melodie intense e virtuosistiche. Tutto questo ha lasciato in me un segno profondo, cosi indelebile che addirittura dopo anni e anni passati in altri ambienti e generi musicali la passione per questa musica non si è mai affievolita, fino a raggiungere negli ultimi anni risultati inaspettati sulla conoscenza dello strumento. “

 



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