04
Apr
2018

, ACERENZA

Le origini di Acerenza, l’antica Acheruntia, collocata tra il fiume Bradano e la Fiumarella, sono scolpite nella pietra. Antico borgo arroccato su di una rupe, cantata da Oratio, Acerenza fu dapprima colonia romana, poi gastaldo longobardo, centro normanno, castello ghibellino e angioino e infine aragonese.

Tra la fine del VII e l’inizio del XII sec., sotto il Vescovo Leone II, Acerenza conobbe il suo massimo splendore, lo stesso fece erigere una nuova cattedrale, tra le più antiche sedi vescovili, nella quale si accolsero le spoglie del Santo Canio.

Prima dell’anno mille Acerenza venne conquistata dai bizantini, la cui denominazione greco-ortodossa durò a lungo. Intorno al 1059 l’Arcivescovo Godano diede inizio alla costruzione di una nuova Cattedrale di Acerenza, continuata dal Vescovo Arnaldo che la consacrò a Santa Maria Assunta e e a San Canio.

Dopo vari domìni, nel 1456 Acerenza conobbe un gravissimo terremoto che distrusse numerose abitazioni, provocando oltre 1000 vittime, la stessa cattedrale ne riportò i segni.

Perso il privilegio di città demaniale, passò sotto il governo dei Ferrillo che diedero ad Acerenza un periodo di ripresa e di ricostruzione, per poi seguire la sorte di molti paesi lucani di conoscere il potere di molte famiglie.

Oggi, intorno al borgo di Acerenza, costituito da stretti viottoli, si trovano i resti delle antiche mura di cinta che conducono sino all’entrata del centro storico, Porta San Canio. Poco distante dall’abitato si trova il Convento di Sant’Antonio.

Un tuffo nel passato, nella fede, nella gastronomia, in uno squarcio del Bel Paese.

 



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