05
Apr
2018

, Quel pomeriggio del 21 Settembre 1943

 

21 settembre 1943: l’insurrezione di Matera dall’esercito nazista e fascista.

Cosa accadde realmente in quel famoso giorno di settembre nella Città dei Sassi?
Per ricostruire la storia di questa importantissima data bisogna ricordare innanzitutto che, l’8 settembre dello stesso anno, fu firmato l’armistizio e quindi l’Italia (non quella fascista), si alleò con gli anglo-americano, ritrovandosi ad essere, da un giorno all’altro, da amico a nemico dei tedeschi.

 

Il pomeriggio del 21 settembre due soldati tedeschi si recarono in un’oreficeria, situata nei pressi dell’attuale via san Biagio, con l’unico intento di comprare degli oggetti in oro, come ha testimoniato, anche dopo l’accaduto, la proprietaria.
I materani dopo aver saputo che erano presenti lì dei soldati tedeschi, radunarono una dozzina di soldati e poliziotti, i quali uccisero prima uno con un colpo di rivoltella e poi l’altro mentre cercava di scappare, colpendolo con una bomba.
Non sapendo cosa fare scelsero di nascondere i cadaveri ma sfortuna volle che in quel momento si trovò a passare una camionetta tedesca, i cui occupanti assistettero a tutta la scena. Da quel momento iniziò, nelle menti dei nazisti, il piano di vendetta e di ritorsione.
Nel frattempo Emanuele Manicone, un esattore della società elettrica, con un coltello tra le mani, accorreva verso il centro del corso, invitando i materani alla ribellione;  preso dall’euforia, entrò nella vicina sala da barba ed accoltellò un ufficiale austriaco, il quale però, poi fu salvato da due giovani materani.
Manicone fu inviato dai materani ad avvisare i finanzieri dell’accaduto con i tedeschi, poiché essi come già prima detto, erano intenti a preparare la loro vendetta.
Una volta raggiunta la caserma egli avvertì loro del pericolo ed insieme, Manicone e finanzieri scesero armati per evitare le ritorsioni tedesche (all’epoca la caserma era situata in via Cappelluti).

I soldati nazisti, per evitare un attacco da parte dei finanzieri, puntarono un cannone rivolto verso la caserma e uccisero inseguito tre italiani, Manicone, un finanziere ed un farmacista che risiedeva in quella zona.

Ma, l’evento principale di questa giornata fu l’esplosione della Milizia, una struttura fascista, la quale fu assegnata ai tedeschi (priva però di elettricità e di acqua – ecco spiegato il motivo per cui i nazisti si rifiutavano di dar da bere ai propri ostaggi).
Sicuramente loro non avevano pianificato di far saltare in aria i propri ostaggi. Presero quattro soldati leccesi e quattro tarantini che furono scambiati dai tedeschi per delle spie (gli otto pugliesi si aggiravano nelle periferie materane) che potevano facilitare l’avvicinamento delle truppe anglo-americane e la loro cattura e uccisione.

Quando accadde l’avvenimento dell’oreficeria, i tedeschi erano già in ritirata, infatti avevano annunciato al capitano dei carabinieri, il loro addio.
Come da loro becera tradizione, i tedeschi  facevano esplodere strutture e ponti nel momento in cui abbandonavano le città da cui furono scacciati: a Matera compirono quel gesto sicuramente inutile, ovvero quello di minare il palazzo della Milizia facendo esplodere la struttura uccidendo gli otto prigionieri più altri quattro materani che erano di passaggio nella zona.
Nessuno dei cronisti, parla di questa vicenda come un’insurrezione ma, invece, di un incidente bellico militare in un momento di grande confusione per tutti.
Ora noi dobbiamo guardare questi caduti, come delle povere inconsapevoli vittime innocenti della guerra, travolte da uno dei tanti tragici episodi di guerra.
Le vittime di questi grandi conflitti ci insegnano che da questa, purtroppo, non si esce mai vincitori bensì sempre vinti.il 21 Settembre



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