11
Lug
2018

IL SANTO VIANDANTE

di Giuseppe Melillo.

Da quando ho memoria ho visto i santi “camminare”, ho visto pure santi salire sulle barche e solcare i mari, ho visto la Madonna spostarsi dalle montagne verso le valli e dalle valli verso le montagne. E ogni Madonna aveva un nome diverso, ma solo per sentirla più vicina e familiare come i luoghi da Lei attraversati. Ho sentito bande musicali accompagnare il cammino dei santi lungo le vie del paese e bambini gioiosi agitarsi intorno e donne preganti ordinate in fila come soldati a cantarne le lodi. Li ho visti uscire ed entrare dalle chiese, dai santuari, in processione e in parata. Li ho seguiti tra le mestizia delle luci serali e il silenzio delle vie o tra lo sfavillio delle luminarie e il baccano dei festanti.

Ma non ho mai visto un santo camminare solo e prendere una strada per conto suo. 

Ovunque andasse e in qualsiasi occasione era sempre accompagnato e si sapeva dove trovarlo. Si conoscono i percorsi, le soste, l’inizio, la fine e le scorciatoie per anticiparne il cammino.

Fino al 3 luglio. E lo capisco, magari per anni è fermo li, su in un cappella a guardare i fedeli che passano e lo salutano, e a osservare quelli che passano dritto senza neanche degnarlo di uno sguardo. Lo capisco, anni e anni passati così. E pure le processioni, uguali, sempre lo stesso percorso, qualche casa nuova, una nuova strada. I visi tutti conosciuti e visti, anche quelli appena arrivati. I vecchi li ha visti andarsene ai funerali e i bimbi essere battezzati nella sua chiesa. Ad ogni nuova processione sapeva anche chi avrebbe rivisto e chi non avrebbe più trovato.

Non è facile fare il santo. 

Preghiere, intercessioni, sempre più richieste, miracoli, favori e sempre meno grazie ed ex-voto.

Mica mi stupirei se un giorno qualche santo decidesse di dare un taglio e andare via. Non mi stupirei ma non ci ho mai pensato e nemmeno creduto che potesse accadere. 

Fino al 3 luglio.

Il 2 luglio assisto alla festa della Bruna, festa del popolo materano in onore della sua protettrice, cui momento più inteso di una festa lunghissima e carica di simboli è lo strappo, o strazzo, del carro trionfale.

Il carro, lavoro artigianale durato mesi e mesi, dopo aver portato la statua della Madonna della Bruna in giro per la città ed averla riaccompagnata in Cattedrale, ad un certo punto viene consegnato al popolo e questi si lanciano su di esso per poterne strappare un pezzo, un angelo, un putto. Storia antica e rituale pieno di letture. I più bravi, coraggiosi, astuti o vigorosi riescono a strappare i pezzi migliori: le statue, che di solito raffigurano santi o personaggi dei racconti vangelici.

E il 2 luglio ho assistito a decine di ragazzi che si sono avventati  sul carro riducendolo ad un scheletro. I più bravi si son presi i pezzi più pregiati, facendosi spazio tra la folla accalcata e rumorosa che accerchiava il carro, innalzandoli al cielo come trofei.

Pezzi colorati di cartapesta fluttuavano tra le teste delle gente, angeli, immagini ma soprattutto santi che sembravano ondeggiare sul mare di gente. 

Tra angeli e pezzi che oscillano sulla gente  noto un santo che a fatica attraversa il mare di gente ed esce dalla piazza da una stradina per scomparire.

 

Ritorno a casa a notte inoltrata, a 40 km da Matera. 

Il giorno dopo, il 3 luglio, riparto per una nuova giornata portandomi dietro la lentezza frutto della stanchezza fisica dei giorni precedenti. Mi fermo ad un bar, sulla strada fuori paese, per l’ennesimo caffè e due chiacchiere in libertà.

Mi giro e trovo appoggiato ad un muro dentro il bar, dietro un tavolino di quelli che danno le aziende di birra o gelati,  il santo che era sul “carro della Bruna”. Lo guardo meglio e poi chiedo: – che ci fa qui?- Indicandolo con la testa. 

-E’ arrivato stamattina.- Mi rispondono. Direttamente da Matera. Voleva venire al mare, a Matera si muore di caldo!-

Sorrido per la battuta e mi guardo intorno. Riconosco Nicola, ragazzo di Matera, che ho incrociato più volte il giorno prima, durante la festa. E mi ritorna un’immagine, un fermo immagine, che avevo fatto scivolare via durante l’assalto. Rivedo Nicola sul carro mentre in piedi trionfante mostra il santo a tutti, mentre alza il trofeo conquistato durante l’assalto.

-Nicola! Lo hai portato fin qui?- Gli chiedo.

-Eccerto, non si voleva fermare e io l’ho accompagnato fino a qua.- Mica lo potevo chiudere solo solo in una stanza.- Se n’è venuto con me!

E rido. Mi faccio una foto con il santo nomade che cammina per i fatti suoi e la mando a Raffaele, l’artista artigiano cartapesta che ha costruito il carro.

– Raffaè – gli dico al telefono – i tuoi santi camminano ancora. Non si son stancati.-

Raffaele incredulo ride e ci scherziamo su.

Dal 3 luglio, ogni volta che vedrò un santo camminare in processione mi accerterò che poi sia stato riaccompagnato al suo altare. Non vorrei che altri emulassero il “santo del carro della Bruna” e incontrassi altri santi girovagare solitari tra le strade della Basilicata. Però, a dirla tutta, non mi dispiacerebbe, darei loro un passaggio e ci faremmo compagnia in questo peregrinare.

Che in fondo, non si è mai visto un santo andarsene solo solo!



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