19
Mar
2019

I falò: una passione ardente anche a Matera

di Sergio Palomba

Una tradizione che ogni 19 marzo riscalda la città.

Anche quest’anno, nella sera di San Giuseppe, i falò hanno illuminato Matera.

Decine e decine di ragazzini, nelle ultime settimane, di gruppo in gruppo e nel proprio rione, hanno lavorato non senza fatica, e con mezzi improvvisati ma sempre funzionali, ad accatastare legna e fascine da ardere.

È un po’ come accade col carro della Bruna, a Matera, tanti mesi per costruirlo, pochi minuti per distruggerlo. Nel caso dei falò si tratta di settimane e di ore ma il fascino non è da meno. E anche in questo caso fede e folklore si confondono.

La tradizione di accendere falò in onore del santo è molto antica e diffusa in tutta Italia e unisce riti cristiani e culti pagani in un avvenimento che celebra San Giuseppe e propizia l’abbondanza dei raccolti. C’è chi collega i fuochi al freddo che la Sacra Famiglia patì nella grotta di Betlemme e che avrebbe spinto San Giuseppe ad andare di casa in casa a chiedere un po’ di brace per riscaldare il piccolo Gesù. Ma i fuochi accesi nei giorni che precedono la primavera riconducono anche ad una delle feste più importanti dell’antica Roma, la festa della vittoria della luce e della primavera sull’inverno buio e tempestoso. I meno romantici sono convinti che la tradizione dei falò nasca solo dalla necessità che si aveva un tempo di smaltire i residui della potatura di alberi e raccolti.

Una cosa è certa: i fuochi di San Giuseppe salutano definitivamente l’inverno e, smaltito l’odore della legna bruciata, si inizia a respirare profumo di primavera.



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